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mercoledì, 22 aprile 2009
Cosa vuoi che ci faccia
Di questo sale amaro che mi scorre in viso?
Penso a te e piango di nascosto
Senza che se ne accorga
La me stessa che sta allo specchio e mi guarda.
Credo di essere pazza
Se arrivo a piangere per quel che non mi riguarda nemmeno un po’.
Forse piango per il tuo dolore
E insieme per il mio non saper far niente,
cosí non ho nemmeno l’illusione
di tenderti una mano,
almeno un po’.
Se solo,
Se Almeno,
Potessi usare questa lama di grafia
Per far pensare gli altri
Per far vedere agli altri
Il tuo Dolore Alieno
Cosí inarrivabile e cosí vIcino.
Cosa vuoi che ci faccia con queste lacrime
Che mi coprono il viso?
Niente.
Ma non so
Cos’altro fare.
venerdì, 10 aprile 2009
Mi siedo sul letto e piango.
Mi siedo sul letto e piango.
Ci sono le tue gambe spezzate sul pavimento
Rotte
Tanto che si vede il midollo.
Mi siedo sul letto e piango.
Perché se fosse la tua testa
Quella recisa sul pavimento
Almeno
Avrei un motivo per cui piangere davvero.
La mia ferita si chiamerebbe Assenza,
Assenza di te.
Invece sei qui,
spezzato,
e in questa crepa di te
dobbiamo imparare a convivere.
Sei qui,
ogni giorno,
a farmi vedere quanto riesci ancora a sentirti bene
nonostante tutto.
Ed ogni tuo sforzo
Mi crepa piano piano l’anima.
Mi siedo al tavolo e piango
Mentre scrivo.
E Penso al tuo dolore Alieno.
Quello irraggiungibile che ormai
Tutta la vita ti compone.
lunedì, 06 aprile 2009
Battito
Appiccicate le tue palpebre
alle tempie
sento il respiro della vita che mi rincorre
e lancia frecce
come se un mare in tempesta mi divaricasse il petto
e si abbattesse feroce sul costato
senza peró superare l'ostacolo dell'osso.
Il battito del tempo
ha sapore di sangue vivo sulla lama,
di incenso profumato dentro i templi,
di erba
e bacche amare.
Il battito del tempo mi rincorre
e sfida il mio piacere contro il tuo.
venerdì, 03 aprile 2009
Senza versarle
A volte, quando mi sveglio,
addossata ai tuoi muscoli ancora intorpiditi
ti sento Estraneo,
giacché nessun sogno
é passato
Nottetempo
Dai miei lobi parietali ai tuoi.
E non puoi sapere
Che solo fino a un attimo fá
Avevo lacrime premermi il bordo dell’Iride.
E non so chi tu sia
Cosa ci faccia nel mio letto
Per quale motivo o insulso piacere mal ricercato
Tu
Condivida la mia aria
Stia rubando il mio ossigeno al cervello.
Perché
Sei qua?
Ed è allora,
proprio perché ci sei,
che ho la forza di mangiare il sale di quelle lacrime
per sentirne il gusto intero
anche senza versarle,
anche
senza
raccontarle.
giovedì, 02 aprile 2009
Cittá spezzata
Mi piego il cuore
affaticata come sono a pensarti,
stanca della figura immobile che le tue labbra disegnano nel vento.
Un vento sempre uguale
una sabbia sempre triste.
Mi piego il cuore per sentire
il ritmo del sangue contro la parete. E ricordare.
martedì, 24 marzo 2009
Tutt'uno
Distaccata
l'anima dal corpo
per troppo tempo
ho abitato il limbo
del non sapere.
Poi fu un tutt'uno:
incontrare la filosofia
e fondere me stessa
pienaMente.
venerdì, 06 marzo 2009
Il vero problema é un altro peró
Che mi piova dentro, é un indiscutibile problema.
Ma senza soluzione.
Piove, punto.
A questo se ne aggiunge un altro:
non a tutte le persone piove dentro nel medesimo modo, non tutti se ne avvedono con la medesima precisione, non tutti - di conseguenza - se ne preoccupano o comprendono questa pioggia..., nel tempo sempre piú fitta, tiepida, umida, corrosiva.
Questo, a dir la veritá, é un problema apparente; perché se guardato con occhio attento é nient'altro che la normalitá del vivere - o per dirla con Eraclito, del fluire.
Viviamo diversamente, ognuno per se stesso, nella differenza con l'altro.
Questo non essere uguali ci costituisce.
Problema apparente, per il quale non serve soluzione,
punto.
Il vero problema é un altro.
Ed é che cerchiamo una soluzione.
Tutti
cerchiamo, affannosamente,
una soluzione.
Una spiegazione.
Una ragione che legittimi questo Male - questo Male che é la causa del nostro piovere dentro.
Questo Male radicato, eterno, irremovibile.
Questo Male molteplice nelle sue manifestazione e unico nella sua radice.
Qualcuno giustifica questo Male, comprendendolo nello sguardo infinito di Dio; un Male negativo se preso nel suo essere particolare, ma che, se visto nel complesso di un universo ordinato, allora trova la sua ragion d'essere.
Il male, dice qualcuno, è solo una tessera del mosaico; di per se stessa una nullità, ma se accostata alle altre - nell’insieme dell’opera - ecco: crea la bellezza, l’ordine, la perfezione.
Qualcuno, invece, ride sopra questo male.
Dall’alto del suo sguardo distaccato, superbo, inarrivabile, folle – magnificamente folle.
Quello sguardo che solo la consapevolezza sa dare. Dirsi la veritá piú terribile – e cioè che sarebbe meglio non esser nati – e tuttavia vivere, esserci. Anzi, in virtú di questo, ridere.
Qualcun altro ancora non ride su questo male, né lo risolve.
Ma abita questa terra nella certezza che sia una vita solo di passaggio, una prigione temporanea, uno stato transitorio.
Al di lá, in qualche altrove a noi solo appena pre-vedibile, esiste una realtà diversa.
Lá saremo consolati, ripagati, giustificati.
Senza male.
Qualcuno dice che è il contrappeso del Bene, e se lo tiene stretto – cosí quando è sano sa di potersi definire tale solo perché conosce il suo contrario, e cioè la malattia, l’infermitá.
Qualcuno sostiene perfino che se non conoscessimo l’infelicitá ci sarebbe negata la gioia.
(In un certo senso è vero. Ma solo in un certo senso.)
Altri ancora pensano che questo Male, in fin dei conti, sia risolvibile – come all’interno di una grande spirale; cosí che se tutti ci sforzassimo di tendere verso il bene prima o poi questo male verrebbe assimilato, trasformato, ri-conformato in altra specie d’essere.
Seducente come proposta.
Molto seducente.
Ma il vero problema è questa soluzione che andiamo cercando, e che
Non c’é.
Non esiste.
Io non credo che ci sia dato un male risolvibile, giustificabile, annientabile.
Non credo a nessuna di queste soluzioni, perché non credo che questo Male abbia soluzione, fine o confine.
Non so cosa debba farmi di questo male che mi trovo addosso, dentro, al contorno di me stessa. Probabilmente niente, proprio come con il bene.
Se non viverlo.
Quel di cui ho certezza è che c’é.
Questo Male indefinibile, senza soluzione;
forse, a malapena, si puó lenire.
Non levare, togliere, negare, uccidere, cambiare.
Io so che c’è e basta.
Che è nostro. Che è mio.
Che lo possiamo solo conoscere e sperimentare.
E so che conoscerlo, un po’ piú da vicino, significa sentire il ticchettio della pioggia sui vetri, quando fuori, è sole pieno.
Le soluzioni che andiamo cercando solo illusioni accattivanti,
ma vorrei smettere di cedere alle lusinghe.
(sono prolissa, lo so)
venerdì, 20 febbraio 2009
L'uomo con la pioggia dentro
Cominciò una sera di marzo. Tornò a casa, appoggiò la borsa a terra e disse: "Piove". Lei lo guardò perplessa: non aveva visto cadere una goccia. Lui precisò: "Mi piove dentro". Lei accostò l'orecchio al suo petto e sentì il rumore di una pioggia leggera, la coda di un temporale estivo che ticchettava dentro di lui. "Come è successo?" chiese. "Ho visto un cane", rispose lui "un cane abbandonato che guaiva a un angolo di strada. Mi è venuto da piangere, ma le lacrime non sono uscite, è cominciata invece questa pioggia dentro, che ora però rallenta".
G. Romagnoli, Repubblica.it, novembre 2002
che mi viene ogni volta che guardo il lago azzurro dei tuoi occhi,
ogni volta che stai in silenzio,
ogni volta che mi ricordo il freddo di una notte,
ogni volta che riempio i polmoni d'aria, dopo una corsa fatta sui miei piedi -
e penso ai narcisi,
o ai fiumi argentati.
che mi viene se penso alla tua voce
che mi viene se penso alla difficoltá di vivere diversa-mente
che ascolto una canzone e invece di pensare alle parole penso alle mani.
che mi viene ogni volta che la felicitá é troppo forte
e allora penso al dolore.
E provo dolore senza possederlo,
solo
perché l'ho visto.
E l'ho conosciuto,
masticato,
maledetto,
visto crescere
e non
morire.
E so bene cosa significa "mi piove dentro".
martedì, 20 gennaio 2009
Di tante
Di tante
direzioni verticali o linee
ho sempre scelto
quei percorsi incrociati,
deliziosamente
piú affascinanti.
Per me, ovvio.
Di tante
ho sempre preferito poche,
e giá mi sembrano innumerevoli!,
quantitá o qualitá
d'essere felice.
Per me stessa, ovviamente.
Di tante
avrei troppo
da dire
ancora.
Sempre mie,
le parole.
venerdì, 02 gennaio 2009
1 Gennaio 2008
Decisioni.
In-decisione.
Io credo che da oggi vorrei rompere le mie convinzioni
e avere un nuovo modo di comunicare.
Rompere le reti neurali ghiacciate.
E scombinare i piani ... magari anche degli altri.
Come inizio d'anno diciamo che é stato intenso.
Speriamo lo sia anche il resto.
Buon 2008.
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avevo delle premonizioni, un anno fa'....
per oggi,
solo
Buon 2009.
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